Gli amori di Dafne: un’opera veneziana tra filologia, scena e cultura
Edizione critica e rilettura storico-performativa dell’Apollo e Dafne di Cavalli (1640)

Edizione critica e rilettura storico-performativa dell’Apollo e Dafne di Cavalli (1640)
Il progetto prende le mosse dagli studi pionieristici di Giovanni Morelli su Gli amori d’Apollo e di Dafne, seconda opera teatrale di Francesco Cavalli (1640), ma prima in collaborazione con Giovan Francesco Busenello (1598-1659), emblema di uno stadio prodromico del dramma per musica veneziano. Le riflessioni morelliane, originali, critiche e talora paradossali, hanno fornito il punto di partenza per una ricerca che intende ripensare l’opera in una prospettiva filologica, storico-culturale e performativa.
Il cuore del progetto è l’edizione critica del libretto e della partitura superstite, accompagnata da un commento analitico e da un confronto che si ponga in continuità con le fonti Bärenreiter (La Calisto, Artemisia, Il Xerse).
Il dramma per musica, secondo l’intenzione del gruppo, può essere riletto come caso esemplare della transizione tra le poetiche accademiche e la nascente cultura impresariale, tra tradizione cortigiana e innovazione pubblica.
Secondo una lettura storico- culturale, la presenza ricorrente di determinati topoi, strutture allegoriche e meccanismi retorici risulta profondamente sintomatica del vissuto dell’epoca: non si tratta solo di convenzioni drammatiche, ma di dispositivi ideologici e formali che riflettono modelli di pensiero, relazioni di potere e orizzonti morali del Seicento veneziano. Tali elementi richiedono di essere interrogati alla luce delle fonti storiche, documenti d’archivio, materiali iconografici e della trattatistica, in un’ottica critica che superi la mera esegesi testuale e che permetta a coloro che fruiranno dell’edizione di interpretarne l’esecuzione anche alla luce dell’apparato storico, critico e infomativo che l’accompagneranno.
In questo contesto, dunque, lo stesso atto performativo acquista un valore ulteriore: grazie alla mediazione della partitura e al confronto con le fonti coeve, una restituzione scenica fondata su un’edizione critica rispettosa della cultura storica (intesa come insieme di valori, codici simbolici e pratiche materiali) non si limita a riproporre l’opera, ma la rilancia come spazio di consapevolezza e di interrogazione del passato. La conservazione della partitura in bella copia manoscritta presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia intende porsi in continuità con le prospettive, già dichiarate nell’edizione Cavalli, sull’uso, la circolazione e la ricezione della musica nel Seicento: l’analisi congiunta di questa fonte e del libretto a stampa permette di riflettere anche sulle pratiche editoriali, le modalità di trasmissione e il rapporto tra cultura scritta e cultura scenica.
Si segnala, inoltre, che il gruppo ha già avviato un contatto con il Prof. Michael Klaper, docente alla Friedrich-Schiller-Universität di Jena e co-direttore del Centro Tedesco di Studi Veneziani, nonché recente curatore – insieme a Barbara Nestola e Sara Elisa Stangalino – dell’edizione critica della versione parigina dell’opera Xerse (1660) di Francesco Cavalli, pubblicata per l’editore Bärenreiter, in vista di una possibile collaborazione e co-supervisione.
Ellen Rosand , Yale University
Ilaria Contesotto , Università di Torino / Università di Bologna
Francisco Bois , Conservatorio Venezia
Maria Giordana Fiordelmondo , Università di Udine
Francesca Greppi, Università di Bologna
Eduardo Grumelli , Accademia di Belle Arti di Bari