Palazzo Giustinian Lolin-vicende storiche
Verso la fine del secolo, i Vendramin, fortemente indebitati, mantengono la proprietà ma non abitano più nella casa “da statio”, ceduta in affitto assieme al magazzino “da oglio”. Nel 1600 la situazione economica dei proprietari sembra non migliorare se anche due ammezzati, un magazzino e mezzo cortile sono affittati con obbligo, da parte dell’inquilino, di accomodare i locali occupati. Nel 1613 la vedova di Francesco Vendramin, Adriana Contarini, cede l’intera proprietà a Giovanni Lolin (fratello di Alvise, vescovo di Belluno) per 7000 ducati, oltre l’onere del pagamento di un annuo perpetuo livello. Il nuovo titolare, intrapresi i grandi lavori attribuiti a Baldassare Longhena, è denunciato nel 1623 dai nuovi vicini occupanti le case ex Miani, che contestano acerbamente le “novità” apportate.
Al momento della stesura del noto testamento di Giovanni Lolin (5 giugno 1623), l’elevazione del Palazzo è ancora in corso, così come l’ornamento della facciata. Il testatore, nello stabilire il vincolo di primogenitura maschile sulla proprietà, essendo senza figli maschi, dispone affinché il Palazzo resti al nipote Giovanni Giustinian, primogenito nato dal matrimonio della figlia Franceschina con Francesco Giustinian. Il testamento, inoltre, detta le istruzioni per la costituzione della nuova casata Giustinian Lolin, vietando espressamente l’asportazione dell’arma lolina dalla facciata e dalla porta di terra.
Nel 1662, dopo l’acquisto di un fondo rovinoso contiguo alla proprietà, Paolo Giustinian Lolin avvia la dilatazione dello stabile con la costruzione di nuovi corpi di fabbrica. I lavori sono subito contestati dal proprietario di uno stabile confinante. L’ampliamento, che condurrà l’edificio ad uno stato assai vicino a quello attuale, è proseguito dal figlio Giovanni che, nel 1721, come testatore dichiara annullato il vincolo di primogenitura maschile sulla proprietà, destinando altresì le fabbriche di nuova costruzione al secondogenito. Altre divisioni della proprietà avranno luogo nel corso del secolo, cui seguiranno lavori di restauro e miglioramenti nel 1792, in occasione delle nozze di Almorò, interventi di cui resta traccia nel saldo dei pagamenti effettuati qualche anno più tardi nei confronti di diversi maestri artigiani (fabbri, tagliapietre, doratori, falegnami, ecc.). Nel 1808, risolte le liti familiari innescate dal diritto di primogenitura, la proprietà dell’intero complesso passa ad Almorò Francesco Giustinian Lolin.
Cronologia [pdf, 12,8 kb]
- 2 1

