Olga Brunner (1885-1961)

Notizie su Venturina

Lucia Vivian, Il carteggio, i suo protagonisti, la loro storia, in Gabriele d’Annunzio, «La rosa della mia guerra». Lettere a Venturina, a cura di Lucia Vivian, prefazione di Pietro Gibellini, Venezia, Marsilio Editore - Fondazione Ugo e Olga Levi, 2005, pp. 36-42

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Olga Brunner nacque a Trieste il 23 dicembre 1885 da Isabella Usiglio e da Leopoldo Brunner. Molto probabilmente la casa natale di Olga fu quella a Trieste in via XXX Ottobre al numero 19, dove il padre continuò ad abitare anche dopo la guerra e dove avvenne l'incontro tra l'anziano genitore e il poeta [Gabriele D’Annunzio], nel dicembre del 1918. Leopoldo Brunner, «vecchio fedel suddito austriaco convertitosi all'italianità», era un industriale ebreo titolare di una banca privata ereditata dalla sua famiglia; iscritto alla Camera di commercio, s'interessò alle attività delle industrie locali. Dal 1897 al 1908 fu presidente dell'Istituto per le assicurazioni degli infortuni sul lavoro e in seguito divenne presidente della sezione triestina della Federazione degli industriali dell'Austria. Leopoldo e la moglie si separarono quando Olga aveva sette anni, ed Isabella si risposò il primo gennaio del 1894.

Per quanto riguarda l'infanzia di Olga Brunner, fondamentale è l'apporto di Piero Nardi che parlò di lei nei termini di «bella nemica di Gabriele d'Annunzio» in quanto ella crebbe in un ambiente filoaustriaco. Nella sua famiglia, infatti, si parlava soltanto il tedesco ed il padre «portava i favoriti come Francesco Giuseppe». Dopo la separazione dei genitori, Olga venne affidata ad una governante tedesca e poté contare sull'affetto della nonna paterna, del padre e degli zii. Secondo le disposizioni del regime austriaco che prevedevano otto anni di istruzione per le donne, ella studiò privatamente, sostenendo soltanto gli esami alla scuola pubblica insieme ad un'amica greca. Approfondì in seguito, nel settore artistico, lo studio del disegno, della pittura e soprattutto della musica. Divenne padrona di diverse lingue, tanto che D'Annunzio la chiamerà poi «la poliglotta», perché, oltre al tedesco e all'italiano, conobbe il francese e l'inglese [...].

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